UNA CARRIERA NEL FUTURO
Link utili per studiare e lavorare
La biotecnologia è certamente uno dei campi scientifici più affascinanti sotto il profilo degli studi universitari e più gratificanti dal punto di vista della carriera. Le applicazioni della professione spaziano dall’ ambito terapeutico al recupero ambientale, dalle scienze alimentari alle applicazione industriali. Chi decide di affrontare questo tipo di studi deve però sapere che, in sostanza, non dovrà mai finire di studiare e aggiornarsi attraverso master e corsi di specializzazione, in Italia o all’estero.
La prima a proporre gli studi di Biotecnologia in Italia è stata l’Università di Bologna. Ora si studia anche in altre università e per informarsi basterà cercare le pagine web specifiche all’interno dei siti degli atenei italiani.
L’Università di Siena, in particolare, ha aperto nel 2004 la School for biotech industrial innovation management. Scopo di questa scuola è fornire gli strumenti legali necessari per affrontare il mercato dell’impresa biotech e creare un luogo di incontro tra le diverse professionalità operanti nel settore biotech –dal ricercatore al legale, dal consulente d’azienda al manager sanitario- imprenditori, bioricercatori, finanziatori, amministrazioni pubbliche e soggetti privati nazionali e internazionali. La prossima sessione, consistente in tre seminari, verrà avviata nel febbraio 2006. Info: 0577 235242 biotech.law@unisi.it
Agli studenti e ai ricercatori dall’ottimo curriculum e disposti a trasferirsi, segnaliamo i tre istituti universitari che rappresentano il meglio a livello internazionale: l’Institute of biotechnology dell’Università di Cambridge, dove hanno studiato e lavorato oltre 70 premi Nobel, il Department of Genetics dell’Università di Stanford (Usa) specializzato in scienze biomediche, e infine il Department of biochemistry e molecular biology dell’University college di Londra, che vanta il più antico dipartimento di Ingegneria biochimica del Regno Unito.
Chi comunque cerca informazioni su qualsiasi altro ateneo all’estero, può accedere alla lista completa dei link a tutte le università del mondo. Ma ci sono anche i link per coloro che sono a caccia dell’opportunità giusta per avviare la propria carriera. In questo caso può essere utile visionare alcuni indirizzi di siti italiani e stranieri dedicati in modo specifico alle opportunità di lavoro nel campo scientifico e delle biotecnologie (vedi qui sotto la sezione Lavoro).
Lavoro biotech
- Biotech Job
- Sezione del sito dell’Associazione nazionale biotecnologi pensata per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel settore.
- Aboutpharma.it
- Portale dedicato al mondo farmaceutico dotato di aree curriculum e offerte di lavoro
- Kelly scientific
- E’ la divisione della società di intermediazione Kelly resources, specializzata nel reclutamento del personale scientifico
- Aziende italiane di biotecnologia
- E’ un database (in lingua inglese) che permette di ricercare liberamente le aziende italiane operanti nel biotech.
- Science careers
- Pagina in continuo aggiornamento delle offerte di lavoro biotech, tratte dal portale internazionale science careers.
Enti e organizzazioni biotech
RIVOLUZIONE IN PROVETTA
Vita, morte e miracoli del biotech
L’opinione pubblica non è ancora pienamente consapevole dell’enorme portata della biotecnologia e delle sue applicazioni nei campi medico, alimentare e industriale. Mentre il pubblico viene ben bene rintronato dai reality show, nei laboratori di ricerca si preparano le fondamenta per un diverso modo di concepire la vita e di stare al mondo.
A sentire i bioentusiasti si sta marciando verso un futuro idilliaco (tanto idilliaco che a noi pessimisti pare inquietante): non invecchieremo più, supereremo tutte le malattie, potremo scegliere i nostri figli al supermarket delle provette optando ovviamente per quelli più carini, sani e svegli.
L’antico sogno dell’uomo nuovo, coltivato nel ‘900 dalle ideologie di massa, oggi è appannaggio della tecno-scienza e della democrazia liberale: visti i precedenti, c’è poco da star tranquilli. Le ideologie passano, ma la potenza della Tecnica resta, con la pretesa di appropriarsi del mistero della vita e della morte.
Basta guardarsi un po’ indietro per capire che è meglio andarci piano con certe questioni: le innovazioni scientifiche radicali si sono rivelate spesso un boomerang dagli effetti collaterali più pesanti dei benefici che volevano apportare.
Gli studenti di domani e di oggi del biotech, i ricercatori di primo pelo e gli scienziati affermati, tutti dovrebbero necessariamente unire alle loro conoscenze la consapevolezza etica che al progresso tecnoscientifico bisogna associare una paziente definizione del limite. “Se Dio non esiste, tutto è permesso” affermava Dostoevsky. Scomodare Dio vi sembra oscurantista e medievale? Allora citeremo uno al di sopra di ogni sospetto, quel Bacone -padre delle rivoluzioni scientifiche- che ammoniva: “L’uomo è il ministro della Natura, alla Natura si comanda solo obbedendo ad essa”.
Perciò, accanto all’esigenza di non sbattere la porta alla ricerca e alle nuove possibilità offerte dalle biotecnologie, bisogna altresì chiedersi fino a che punto sia lecito, -o se preferite, conveniente- reinventare la vita in laboratorio. Certo, di fronte alla prospettiva di nuove cure in grado di salvare un proprio familiare o se stessi, nessuno avrebbe dubbi circa l’uso di tutte le innovazioni mediche possibili, clonazione compresa. Ma al di là del singolo caso, bisogna valutare tutte le conseguenze, anche quelle collettive e a lungo termine, di un uso troppo “liberista” della scienza.
Prendiamo i cibi OGM. I sostenitori affermano che potrebbero sfamare popolazioni oggi indigenti. Non dicono tutto. L’impiego massiccio di quelli che sono stati ribattezzati “cibi di Frankenstein” metterebbe a rischio la biodiversità, ovvero quel principio di varietà biologica che garantisce la vita stessa sulla Terra (e che 170 nazioni si sono impegnati a tutelare firmando nel 1992 la convenzione di Rio de Janeiro).
E’ solo un esempio di una regola che non conosce eccezioni: ogni progresso porta con sé un costo, talvolta molto alto. Bisogna chiedersi, realisticamente, se val sempre la pena pagarlo.
Alberto Parigi
18/11/05